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Il METODO VISOTONIC® di ginnastica facciale è il primo in Italia e ha molte applicazioni oltre a quella estetica: si usa per la riabilitazione dell'articolazione temporomandibolare, in logopedia, e in generale nella rieducazione miofunzionale della testa e del collo.
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Pesantezza e gonfiore delle gambe: il rimedio ha 500 anni (e funziona). Ciabasan

piedi che indossano scarpette da geisha"Ma come fai a non avere neppure una vena che si vede? (alla tua età?)"
"Ma a te non si gonfiano le gambe con 'sto caldo?"
"Magra così, che cellulite potrai mai avere?"

Non so mai cosa rispondere a queste domande, perché partono da una risposta che l'interlocutore si è già dato e non c'è verso di fargli cambiare idea.
In realtà, a 33 anni, durante un'estate caldissima, mi successe una cosa strana: i pieni mi diventarono roventi. Se li guardavo sembravano normali, neppure arrossati, eppure sentivo che si erano trasformati in due angurie. La notte non riuscivo a dormire: i miei piedi bollivano. Durante il giorno, camminare su superficie calde di sole mi trasmetteva una strana sensazione di pericolo: sentivo che mi faceva male alla salute, che qualcosa stava inesorabilmente dilatandosi e non sarebbe più tornata come prima.
Eppure tutto sembrava normale, a parte la temperatura che percepivo. Niente gonfiori, niente vene in vista.

Andai dal medico: mi chiese di mia madre, e quando gli dissi che soffriva di vene varicose, fece cenno di sì con la testa. Era l'inizio della fine, mi disse. Ancora non c'era gonfiore, ma con gli anni sarebbe arrivato, assieme alle varici. Dovevo fare tanta ginnastica, tenere i piedi in alto e indossare dei collant elastici,che erano così stretti che i piedi s'intorpidivano.
La cellulite, che si sappia, ce l'ho da quando avevo 12 anni. È di quella cattiva, che se vado a fare la spesa e le borse battono contro il lato esterno della gamba, mi vengono subito i lividi. "Fragilità capillare" disse il medico. È ereditaria.
Usai i collant elastici tre volte e li buttai, incapace di sopportarli. Non riuscivo a dormire con i piedi sul cuscino. Presi a camminare di più in acqua quando ero al mare e per il resto mi misi a posto la coscienza comprando un integratore al mirtillo.
Andai avanti così un paio di anni: ogni estate, con l'arrivo del caldo, partiva questa sensazione di bruciore dei piedi e durava fino a quando le temperature si abbassavano di nuovo. Aspettavo che comparissero le prime varici.
Poi un giorno, parlando del più e del meno con una signora quasi sconosciuta, questa mi confidò che non vedeva l'ora di tornare a casa per infilarsi le sue "Ciabasan": delle calzature a suo dire giapponesi molto brutte, ma che miracolavano regolarmente le sue gambe, che dopo il lavoro sentiva sempre pesanti.
Mi feci dire dove trovare queste ciabatte, giusto per dare un'occhiata, ma non ero molto convinta. Nel negozio di articoli sanitari dove ne scovai un paio, mi resi conto che chiamarle "brutte" era un complimento: nere, fatte di legno e plasticona, con la suola di gomma spessa, erano le calzature meno sexy che l'uomo avesse mai inventato. Il principio però era buono: una calzatura che non prevede l'appoggio del tallone e che costringe il piede a una certa dinamica, mentre lo spessore di legno spinge contro il centro della pianta, stimolando riflessi e ritorni linfatici.
Me le portai a casa.
Camminarci fu all'inizio divertente. Mi accorsi presto però che lo spessore di legno che spingeva contro la pianta del piede cominciava a essere lievemente doloroso. Abituata alla danza, e in genere alle non-comodità, cercai di capire se si trattava di un dolore "di aggiustamento" o di un dolore "campanello d'allarme" e decisi per il primo.
Intanto il pavimento mi si era riempito di strisciate di gomma, per via della suola di queste scarpe, che per sicurezza antiscivolo era così morbida, che rischiavo d'inchiodarmi a ogni passo distratto.
Quando il dolore sotto la pianta del piede si fece fastidioso, tolsi le Ciabasan e tornai alle pantofole normali. La sensazione di piedi troppo caldi però era diminuita di molto. Avevo anche la sensazione che i muscoli delle gambe avessero lavorato in modo diverso dal solito. Mi riproposi di riprendere l'uso di quelle scarpe il giorno successivo, contando di abituarmi al dolore sotto la pianta del piede, cosa che avvenne in pochi giorni.
Da allora, non ho più abbandonato queste ciabatte da geisha, che oramai, come si vede dalla fotografia, sono fruste e consumate. Inizio a usarle all'inizio dell'estate, per qualche ora al giorno. Non ho mai più avuto quella sensazione di eccessivo calore ai piedi, se non sporadicamente: quando questo succede e ho le mie Ciabasan a portata di piede, le indosso e la sensazione sparisce.
Le varici non sono ancora comparse: credo che in parte sia dovuto al fatto che mi piace camminare e che non sono in sovrappeso, ma credo anche che queste scarpe abbiano contribuito.
La cellulite è sempre lì.

In tutti questi anni ho fatto grande pubblicità a questo prodotto, in modo del tutto spontaneo, perché lo trovo veramente utile. Ne ho studiato il principio, che in effetti era già usato in Cina cinque secoli fa e posso solo dire che è tutt'ora scientifico e valido.
La compressione del tallone contro il terreno e il peso caricato sulla parte posteriore del piede inducono ristagno venoso e linfatico. Liberare il tallone e spostare il peso del corpo sulla parte centrale e frontale del piede, aiuta a ristabilire la giusta circolazione e, effettivamente, rassoda le gambe.
Con mia grande costernazione, però, nonostante la mia testimonianza entusiasta, non sono riuscita MAI, e dico mai, a convincere neppure un'amica anche solo a provare queste ciabattine: non appena le tiro fuori, vedo partire lo sguardo inorridito e l'arretramento del soggetto in questione, mentre la testa fa no-no.
Suvvia, non mordono. Sono solo brutte. Sono anche scomode, all'inizio, ammetto.
Ma aiutano molto. Provare per credere.

Una precauzione: con queste calzature il peso del corpo si scarica sull'avampiede e sulla parte centrale dell'arco plantare, dove la scarpa ha un rialzo di legno duro: se si è pesanti, o perché molto alte o perché in sovrappeso, il carico potrebbe essere eccessivo. In questo caso è meglio preferire soluzioni più blande, come l'uso di una scarpa basculante, che consenta un movimento dinamico di piede e gamba.

Loredana de Michelis

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